« I ricordi sono così. I ricordi sono come le maree. Appaiono all'improvviso... come dal niente... e poi ti fanno loro. Possono starsene nascosti per tutto il tempo che vogliono nella distesa della tua vita, dalla tua mente e delle sue infinite possibilità . E poi nascere in un attimo come dal nulla, avvicinarsi silenziosi quando meno te lo aspetti e poi travolgerti. Qualche volta possono passarti accanto e lambirti appena, limitandosi a farsi osservare dal tuo sguardo distratto. Altre, invece, posso trascinarti lontanissimo, indietro fino a dove ha avuto inizio il cammino che ti ha portato al punto in cui sei stato travolto. Ma quello che li rende tanto forti e speciali è quel potere tutto loro di prenderti e sollevarti in alto per un attimo, farti assaporare l'ebbrezza di quel brivido, l'eccitazione di quella dolcissima vertigine per un niente, e poi sbatterti a terra con tutta la loro forza. È in queste occasioni che fanno più male. Ti trascinano giù con tutta la forza soverchiante e repentina e poi ti portano lontano. Lontano. Lontano... Sono troppo più forti di te... è una battaglia impari. Tu non puoi fare niente. Se ti agiti è peggio. » (Noi a sud dello zoo di Berlino)Sabato l'ho incontrato, ero mezza brilla e per la contentezza gli sono saltata addosso.
Lui era alquanto perplesso e mi guardava, più che con curiosità, con incredulità.
Dopo tre anni che non ci parlavamo, gli saltavo così addosso come se non avessimo mai smesso di farlo.
Io in realtà non ero in me e non riuscivo a capire quello che stavo facendo e dicendo.
Parlavo, parlavo parlavo. Lui sorrideva, mi guardava stranito e poi mi "riconsegnava" alla mia amica.
Ma io non volevo lasciarlo e gli ho buttavo le braccia al collo.
L'ho stretto e ho fatto quello che avrei voluto fare tre anni fa, forse ero troppo impaurita, piccola o semplicemente immatura.
Lo abbraccio, gli guardo quegli occhi nocciola con leggere sfumature verdi e mi paralizzo.
Mi paralizzo, cosa che lui non fa assolutamente.
E magnificamente mi da quel segno così bello ma allo stesso tempo così ...
STOP.
Rewind.
PLAY.
Bello sognare, inventarsi tante storielle e poi soffrire se non si avverano.
Io lo faccio sempre.
E quando capisco che sono un'illusa mi viene tutte, e dico tutte, le volte da piangere.
Come a una bambina che, con gli occhi lucidi, apre il suo lecca lecca preferito al gusto fragola e panna per trovarlo frantumato e di uno strano colore, ovviamente la madre lo prende e lo butta via e la bambina resta con il sapore e l'acquolina in bocca.
Sogno così amaro. Sogni così dolci.
Ma basta.
Basta.
Potrei fare al spalla di Moccia nel scrivere cazzate sdolcinate.
Il fatto è che queste cose vorrei accadessero sul serio.
non credo che il destino venga da sè.
ma non riesco proprio a non desiderare crederci.
Purtroppo non sono una persona che si riesce a costruire da sola la propria vita.
E i sogni non mi aiuto in ciò.
Buonsalve. :)
Ma sul serio.
E' grave.
Cioè l'ho già fatto altre volte, ma questa volta è veramente grave.
Sto marcendo dentro sul serio.
La mia vitalità si sta spegnendo e sta ricominciando uno di quei maledetti periodi "buii".
Che fare? Niente. Come al solito.
Avevo un'occasione fantastica, splendida, meravigliosa e l'ho sprecata gettando tutto all'aria.
Magari per lei non era così entusiasmante perchè non ha sperato per un anno in una mia parola di conforto, ma per me lo è. Era, pardon.
L'unica cosa che dovevo fare era accogliere l'invito e trovare una soluzione agli svariati problemi che la situazione aveva creato. Trovare un sotterfugio e uscire, finalmente, da questa casa che sta veramente divenando una prigione per la mia allegria e voglia di vivere.
Covo dentro i rancori e esplodo solo quando parlo con i miei genitori.
Che ormai credono di avere una figlia-mostro-isterica-schizzofrenica.
Che bello.
Si così bello che mi viene da piangere sempre ed incessantemente.
Mi fa veramente schifo il mio comportamento. Sì perchè sono passiva alla vita e lascio passare senza fermarla e senza viverla a pieno. Beh.
L'unica soluzione è morire anche fuori.
Il mio cervello deperisce lentamente e senza via di scampo.
Come parlano bene le mie mani.
Hai fatto una figlia degenere.